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Il fiume Vomano: un progetto di riconnessione

A noi tutti è noto il gravissimo stato di dissesto idrogeologico in cui versa da anni il fiume Vomano; per un tratto lungo circa 10 km a valle del ponte di Castelnuovo l'alveo del fiume presenta una profonda incisione, che in alcuni punti raggiunge l'altezza di circa 12 metri, con sponde quasi verticali ed altamente instabili.

Già da tempo sono state individuate le cause, di ordine tecnico, che hanno determinato tale dissesto.
Sinteticamente possono riassumersi in :
- estrazione di inerti dall'alveo ed innesco di un processo di erosione regressiva;
- notevole riduzione del carico solido del fiume a causa degli sbarramenti a monte, con conseguente incremento della capacità erosiva delle acque e limitazione del ripascimento naturale dell'alveo a valle;
- rilasci idrici quotidiani dalla centrale idroelettrica di S. Rustico, con notevoli incrementi istantanei di portata.

La presente relazione vuole completare quanto sopra esposto, cercando di evidenziare le cause di ordine culturale, che si ritiene siano state alla base del dissesto del fiume Vomano.
Tra esse meritano particolare attenzione le seguenti:

- assenza di una visione unitaria del corso d'acqua. Portatori di interessi legittimi quali cavatori e produttori di energia elettrica sono intervenuti sul fiume in tempi e luoghi diversi mettendo in moto meccanismi che hanno generato poi in un altro tempo e in altro luogo i gravi fenomeni sopra descritti;
- sfruttamento delle risorse naturali senza senso del limite: ai cavatori del Vomano è stato permesso in un decennio di estrarre inerti dall'alveo in una quantità tre volte superiore alla capacità del fiume di rinnovare tale risorsa;
- approccio antropocentrico e frammentazione del sapere: l'utilizzo della risorsa fiume per i diversi scopi sottende differenti saperi. Ogni sapere trova difficoltà ad interagire con gli altri, rimanendo tassello isolato di un unico grande puzzle da ricostruire;
- ritardo nella percezione del problema. I primi fenomeni di erosione risalgono a cavallo degli anni 60/70, coincidenti con lo sviluppo economico delle nostre zone (costruzione delle autostrade, traforo del Gran Sasso e sviluppo urbano), mentre si è avuta percezione del problema solo con il crollo del ponte per Atri nel 1980 e soprattutto nel 1991 per il crollo della briglia del ponte di Castelnuovo;
- disinteresse verso l'entità- fiume. Era noto che l'estrazione di inerti dall'alveo avrebbe determinato un'erosione regressiva verso monte? Era noto che la realizzazione di bacini idrici a monte avrebbe limitato il trasporto solido a valle? E'corretto oggi dire che ieri vi é stata scarsa conoscenza dei fenomeni ? O forse l'essenza del problema è da ricercare nel totale disinteresse verso l'entità-fiume?

Oggi il fiume Vomano è di nuovo oggetto di numerosi interventi, tra i quali spiccano per importanza: la captazione delle acque dall'invaso di Piaganini per uso idropotabile, la vendita dell'acqua alla Puglia e l'intervento di sistemazione idraulica alla foce.

Può essere questo il tempo per una riflessione comune e partecipata che permetta di trasformare il fiume Vomano in soggetto capace di riconnettere territori e saperi?

I passi per una riconnessione di territori e saperi sono quindi:

- la promozione di un approccio partecipato
- il coinvolgimento delle scuole
- la contaminazione dei saperi
- la creazione di una banca dati per una sistemazione delle informazioni disponibili (centro di documentazione sulle acque)

Lino Ruggieri