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ITACA - Idee e progetti per lo sviluppo locale / News/Eventi / Archivio news / Dicembre 2007 / Centri commerciali si o no? Una riflessione sul rapporto tra Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ed economia locale


Centri commerciali si o no? Una riflessione sul rapporto tra Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ed economia locale

L'apertura del Centro Commerciale Gran Sasso a Teramo ha scatenato un intenso dibattito sull'impatto, economico, sociale ed ambientale, che tali strutture hanno sul territorio. Riteniamo utile offrire alla discussione in atto alcuni elementi di riflessione.
In riferimento ai grandi poli distributivi, su tutto il territorio europeo si sta assistendo ad un ideale ritorno concettuale alla città, intesa come aree di sviluppo per il commercio, sia in termini di grande distribuzione che di dettaglio tradizionale. Soprattutto in Francia e nel Regno Unito ma anche in alcune regioni italiane, tra cui la Lombardia, si riscontra un processo di pianificazione commerciale volto ad uno sviluppo bilanciato e sostenibile tra le diverse tipologie dell'offerta, anche al fine di fornire una differenziata gamma di soluzioni da porre a disposizione dei consumatori.
La necessità appunto di mantenere un equilibrio tra i diversi format dell'offerta commerciale, viene anche testimoniata da uno studio, relativo proprio alla regione Lombardia, che ha evidenziato l'impatto della grande distribuzione sulle piccole e medie imprese.
Per quanto concerne le piccole aziende, la ricaduta, in termini di chiusure o mancate aperture, va da 1 e 6 punti di vendita per ogni 1000mq di nuova superficie attivata nel centro commerciale, sia per il settore alimentare che per quello non alimentare. Sul fronte delle medie imprese, l'impatto risulta essere alquanto modesto (circa 1 chiusura o mancata apertura per ogni nuovi 1000mq di centro commerciale). In termini di metrature, la perdita è stata quantificata in 180mq di esercizi di vicinato e di 230mq per quanto concerne, invece, le medie strutture.
In riferimento all'ubicazione dei futuri poli commerciali nel comprensorio provinciale nonché all'ingrandimento di altre, medie e grandi, nei territori limitrofi, è stato quindi sottolineato come tali processi potrebbero produrre un forte impatto sull'economia locale in termini occupazionali, anche in virtù del coinvolgimento delle imprese locali di costruzione, di fornitura di beni di erogazione e di gestione di servizi. Tuttavia, i benefici potenziali derivanti dallo sviluppo della rete distributiva, potrebbero invece a venire a mancare proprio a seguito dell'emorragia del tessuto delle strutture commerciali del centro cittadino e del notevole numero di poli commerciali di ampia superficie presenti
Alcune possibili strategie per rivitalizzare l'area urbana, con il conseguente rilancio delle imprese operanti nella stessa, prima fra tutte quella, già adottata in vari centri italiani, risiedonol retailtainment, un mix di proposta commerciale e divertimento, nella quale si cerca di indurre il cliente all'acquisto attraverso l'organizzazione di eventi e di intrattenimenti vari.
Un altro possibile modello da adottare, particolarmente fruibile per realtà urbane sedi di patrimoni culturali e di spiccata vocazione turistica è quello della City Card, una soluzione tesa a fornire al visitatore una gamma di proposte e servizi, che mira a generare un indotto dai flussi turistici che visitano il centro storico.
Premessa per una fattibilità concreta delle due opzioni, è la creazione di centri commerciali naturali, il cui obiettivo è quello di creare un sistema, riconoscibile al consumatore, che non sia incentrato sul numero di attività presenti in un'area, bensì su relazioni, che devono coinvolgere attività complementari fra loro, per contrapporsi, proprio in virtù delle loro differenze, all'offerta standardizzata dei grandi poli extraurbani. Ovviamente, elementi cardine per una fruizione ottimale dei centri commerciali all'aperto, sono inoltre costituiti dall'elaborazione di strategie ad hoc che prevedano soluzioni efficaci in materia di traffico, parcheggi, trasporto pubblico, arredo urbano e, soprattutto, dalla messa in atto di politiche adeguate in fatto di city logistic per la regolamentazione dei traffici commerciali nel centro urbano.